LA MADONNA IN CIELO LA MATRE IN TERRA
“La Vergine Maria, ogni male piglia la via
la Santissima Trnità tutti i mali debbono passà.
Antonietta, un’anziana “mammana”, guaritrice e maga, recita formule sacre sul ventre delle idonne incinte per propiziare il buon esito della gravidanza; così facendo stabilisce un contatto diretto fra “l’utero in terra e la Madonna in cielo”. Nell'immaginazione popolare l’utero è rappresentato come un ragno dalle molte gambe, che può uscire e rientrare nel corpo delle donne sofferenti; con i suoi movimenti imprevedibili è responsabile di una lunga serie di disturbi femminili (il mal di matre, o madre). A partire dalla straordinaria testimonianza di Antonietta il film documentario affronta il tema della fecondità femminile e della ricorrenza dei simboli naturali: l’acqua, la terra, il grano nella ritualità religiosa dell’Italia centro-meridionale. Grotte e cunicoli sotterranei richiamano il faticoso percorso dell’utero, e accolgono anche al giorno d’oggi sentiti pellegrinaggi, come nella Grotta di San Michele Arcangelo nel Gargano. Nella festa primaverile di Santa Gemma, a Goriano Sicoli in Abruzzo, la vicenda della santa ricalca quella della dea Persefone che con il suo ritorno sulla terra annunciava il risveglio primaverile della natura e il ritorno dei frutti. Legata alla fecondità della terra è anche la festa irpina del Carro: un grande obelisco di grano su cui troneggia l’immagine dell’Addolorata, in cui il grano diventa simbolo universale di ogni fertilità. In apertura e in chiusura del documentario le Matres Matutae, singolari statuette votive preromane in tufo che raffigurano madri in atto di offrire neonati alla divinità, eloquenti testimoni della vitalità del simbolo femminile attraverso i secoli.
“La Madonna in cielo la matre in terra” è un affascinante itinerario sul senso del “femminile”, tra passato e presente, tra paganesimo e cattolicesimo.In oltre quarant’anni di attività cinematografica Luigi Di Gianni, con il rigore espressivo che ha sempre caratterizzato la sua opera, ha rivolto il suo interesse agli aspetti più significativi della cultura popolare dell’Italia meridionale, ed in particolare alle forme di ritualità magico-religiose, scrivendo alcune delle pagine più importanti della documentaristica etnografica italiana.