Ci sono luoghi che ci circondano che ci pare abbiano un cuore, luoghi che rappresentano un poco il “giardino segreto” che ciascuno di noi ha dentro, che ci ricordano che anche il presente ha un senso perchè c’è stato un “prima”. C’è un luogo, in mezzo alle montagne, dove la piccola comunità di Nismozza ha posto il proprio cimitero. In quel fazzoletto di terra dormono, gli uni accanto agli altri, i ricchi del paese ed i poveracci, i bisnonni, le sorelline scomparse prematura-mente, gli emigranti tornati poco prima per morire a casa, le mamme morte di parto, quelli che il paese considerava un po’ scarsi di comprendonio, i dottori, e ....... i tanti “nessuno” che abbia-mo nel sangue. E’ un posto tranquillo, adagiato a ridosso di una collina, dal quale si vede il paese poco sopra e dove il monte Ventasso mostra il suo fianco più imponente, che culmina nella cima che gli abitanti di Nismozza chiamano “in tel Fade”, “là dove ci sono le fate”. Dalla cima del Ventasso, il monte che tutti gli abitanti della valle hanno nel cuore quando sono lontani e che considerano un luogo sacro da centinaia di anni, le “fate” di chissà quale culto ancestrale pro-teggono chi vive attaccato alla montagna…

(Rosa Maria Manari)


IL DOCUMENTARIO

Riprendendo la formula inaugurata con successo dall’ “Antologia di Spoon River” di Edgard Lee Masters, il documentario prende le mosse dalle vere storie di un piccolo cimitero di campagna collocato a Nismozza, nelle montagne di Reggio Emilia: storie di vita agreste, di lavoro contadi-no, di consuetudini, di eventi privati e collettivi. Il piccolo cimitero di Nismozza restituisce uno spaccato commovente e, nel contempo, reale di cinquanta anni di vita di una comunità. Tra tutte, una storia si impone come collante, come filo conduttore attraverso il quale è possibile muoversi alla scoperta di un territorio poco conosciuto dal grande pubblico, ma ricchissimo di leggende e di storia, di grande valore naturalistico e di grande fascino.

Il personaggio centrale del documentario è Amanzio Fiorini, fotografo-orologiaio, nato a Ni-smozza nel 1884. Nel 1908 fu costretto ad emigrare negli Stati Uniti e a Chicago iniziò a foto-grafare con una modesta Kodak. Alla fine del conflitto tornò nelle sue montagne, aprì un atelier e diviene il fotografo-orologiaio dell’intera valle, immortalando nel suo lavoro, di circa cin-quanta anni, migliaia di visi di montanari, oltre a paesaggi, cerimonie e feste popolari dell'Ap-pennino Reggiano. L'attrezzatura di base del suo studio consisteva in una grande macchina a lastre ed un ingranditore, oltre a strumenti che si costruiva da sè, come gli "chassis" supple-mentari, i moltiplicatori per lastre, un bromografo, la tavoletta per il ritocco, gli sgocciolatoi, alcuni torchietti per la stampa ed anche degli illuminatori ricavati da pentole di cucina. Amanzio morì a Busana nel 1961, lasciando alla famiglia un archivio fotografico di circa 30.000 lastre al gelatino-bromuro d'argento, circa 4.000 negativi 6x6 ed alcuni positivi. Il suo patrimonio di immagini fu in seguito esplorato ed alcune delle sue foto finirono sulle più prestigiose riviste di fotografia internazionali come Time Life e in una mostra allestita al Centre Pompidou a Parigi. Persino i fratelli Alinari erano interessati ad acquistare l’intero archivio, prezioso documento storico e sensibile indagine etnografica.

La nipote di Amanzio è Rosa Maria Manari, scrittrice e appassionata studiosa del territorio e della sua memoria storica, e promotrice, insieme a Vincenzo Castellano, dell’Ecomaratona del Ventasso, un evento che si propone di far conoscere il territorio dell’Appennino Reggiano at-traverso la competizione sportiva, nel rispetto dell’ambiente. In un percorso articolato, che spa-zia dalla ricostruzione della memoria storica dei luoghi alla valorizzazione del dato ambientale, Rosi Manari, con il prezioso supporto delle immagini storiche di Amanzio Fiorini, ci condurrà alla scoperta del Parco Regionale dell'Alto Appennino Reggiano, o Parco del Gigante, uno dei più estesi fra quelli emiliani, che racchiude al suo interno una grande varietà di luoghi e am-bienti di elevato valore naturalistico e paesaggistico. Ne fanno parte alcune fra le cime più alte della catena appenninica settentrionale, dalle quali si godono vasti panorami su valli impervie, estesi boschi e ampie praterie. Oggi il Parco Regionale dell’Appennino Reg-giano è inserito nel più vasto Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, istituito nel 2001.

IN TEL FADE

un film documentario

di Elisa Mereghetti

e Marco Mensa

con la collaborazione

di Rosa Maria Manari

e Vincenzo Castellano

una produzione Ethnos

con il contributo

della film commission

Emilia-Romagna